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Vodafone, il vento freddo della crisi

Pubblicato su www.Portel.it (http://www.portel.it) il 26 Feb 2009 - 00:27
Crisi, colpite anche le TLC
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Comincia proprio lì dove tutto è venuto alla luce la ritirata dell'operatore inglese, che s'arrende alla crisi economica e programma una drastica riduzione del personale.

Vittorio Colao, nuovo CEO Vodafone GroupSe nel maggio dello corso anno l'Amministratore Delegato uscente, Aurin Sarin [1], prima di andar via aveva calorosamente ringraziato i settantunmila dipendenti del gruppo, il successore, l'italianissimo Vittorio Colao (nella foto a destra), non godrà delle medesime simpatie.

Eppure il colosso della telefonia non pare disposto a cedere di fronte all'incalzare della crisi economica e si prepara ad una razionalizzazione necessaria proprio a partire dal cuore del sistema, ovvero sia nella sede stessa del gruppo in quel di Newbury, dove si troverebbero ben 170 delle sacrificande 500 risorse.



Uffici VodafoneA tremare, comunque, è la maggior parte di diecimila dipendenti inglesi dell'operatore, ben consci che, con il calo delle vendite e dei ricavi dal traffico telefonico, registrati tanto nei mercati tradizionali quanto in quelli emergenti, l'intera strategia del gruppo andrà revisionata.

Una delle nuove direttive, infatti, sarà quella di puntare con maggior decisione sui canali online in modo tale da ridurre la rete di vendita al dettaglio, pur senza alcuna chiusura annunciata nella fase attuale, facilmente prevedibile, comunque, nel caso di un'eventuale ulteriore giro di vite.

A tradire le attese della dirigenza soprattuto i mercati Europei, con un calo delle entrate poco al di sotto del 3% su base continentale, con un picco del 5,8% in Spagna e l'arretramento delle nuove tigri quali Turchia e Romania.



Paolo Bertoluzzo, Amministratore Delegato di Vodafone ItaliaIn definitiva, pare che l'intero settore delle telecomunicazione stia soffrendo della crisi, probabilmente a causa della scarsa propensione al consumo degli utenti europei.

I consumatori, infatti, spaventati dai possibili scenari futuri delle economie domestiche s'orientano maggiormente al risparmio, tagliando, se necessario, proprio quei servizi di seconda e terza generazione che nelle condizioni attuali non vengono percepiti come indispensabili.

Colossi come Vodafone hanno la possibilità di reagire ridimensionando i costi, a discapito naturalmente della propri forza lavoro, ma c'è da chiedersi cosa accadrà a realtà ben più modeste che potrebbero anche scomparire, portando con sé, forse, l'ultimo scampolo di concorrenza in un mercato, a dispetto della cosiddetta mobilità, sempre più claustrofobico.

Link: Vodafone, la trimestrale & la crisi [2].

Stefano Perrucci @ Portel.it

 


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