40 minuti di angoscia aspettavano gli internauti che sabato pomeriggio si fossero messi alla ricerca di una qualsiasi pagina web sul motorone di ricerca. Da Mountain View le spiegazioni ufficiali ed il solito adagio "Errare humanum est".
I fatti. Tra le tre e trenta e le quattro e dieci del 31 gennaio Google segnalavaa ogni sito come potenzialmente dannoso per il computer dell'utente che aveva sollecitato una qualunque ricerca.
"Questo sito potrebbe arrecare danni al tuo computer", ecco la scritta che campeggiava al fianco di ogni risultato proposto dal motore ed ha gettato nel panico molti utenti prima che tutto fosse riportato alla normalità.
Google, insomma, ha fatto un gran buco nell'acqua, una défaillance storica per la casa americana, che prima si è affrettata ad assicurare come i suoi tecnici stessero lavorando alacremente per risolvere l'inconveniente, poi ha svelato l'arcano tramite il proprio blog ufficiale [1].
Cosa è accaduto in realtà?
Google possiede una propria Blacklist di siti che risultano effettivamente pericolosi per gli utenti, questo libro nero viene stilato per il motorone da una associazione indipendente, Stopbadware.org [2], a seguito delle segnalazioni degli stessi internauti.
Considerata la delicatezza della questione, solo dopo un'attenta analisi gli attivisti dell'associazione iscrivono il sito all'interno della lista e quindi le pagine incriminate vengono segnalate come da evitare.
Per le stesse ragioni Google ha, inoltre, ritenuto opportuno non demandare ad alcuna automazione o script di sorta tale segnalazione, affidandone bensì il compito materialmente a dei propri addetti.
Eppure nel regno delle macchine a sbagliare pare essere stato proprio l'elemento umano: i tecnici di Mountain View, infatti, in occasione di un update della lista nera avrebbero segnalato come pericolosi tutte quelle pagine che contenessero il carattere "/", da qui la criminalizzazione di praticamente tutti i risultati di ricerca prodotti dal motore.
Errare è umane, ma non certo da Google.
Una falla nel sistema che non ne mina la reputazione, eppure lascia qualche dubbio sulla tenuta dell'azienda che, nonostante la crisi e la continua riduzione del personale, non esita a lanciare costantemente nuovi servizi, tralasciando, forse, di dedicare tutta la cura necessaria a quelli originari e consolidati.
Link: Cerca "licenziamento", trovi Google [3].
