Mentre Vodafone ha iniziato a chiamare uno per uno tutti coloro che hanno fatto richiesta di informazioni sull'iPhone 3G, TIM ha lanciato una newsletter in cui dichiara che i negozzi TIM saranno aperti dalla mezzanotte del 10 luglio.
Stranamente TIM ha deciso di abbracciare una abitudine propria del mercato americano (cui abbiamo assistito tutti l'anno scorso), quella delle code in fila ai negozi per essere i primi ad acquistare un oggetto esclusivo.
Il tentativo fa tenerezza, ma stona in un contesto come quello italiano, fatto di costumi diversi.
Negli Stati Uniti è normale mettersi in coda all'una del mattino alle casse del Virgin Store di Time Square a New York per accaparrarsi per primi l'ultimo album di Madonna (anche perchè, come tanti altri negozi, rimane aperto sempre o quasi).
In Italia alla stessa ora ci si può appropriare al massimo di un panino con la mortadella all'uscita dalla discoteca.
Sarebbe un gesto ben gradito se non fosse che nella sostanza TIM, come Vodafone, non abbia dato segno di voler seguire alcun altro esempio di innovazione dagli USA (i piani tariffari offerti sono una brutta copia di quelli attuali e rispecchiano l'intenzione di non voler prendere in considerazione i mutamenti del mercato italiano).
Mentre ci offrono un prodotto con il potenziale per cambiare il modo di vivere il cellulare, ci legano le mani togliendoci la possibilità di sfruttarlo appieno. Ora ci incitano a seguire le follie degli americani (c'è chi si è trasferito in Asia per fare buon uso del fuso orario per acquistare l'iPhone prima del resto del mondo), sperando di far leva sul nostro lato emozionale (o maniacale), forse per farci distogliere lo sguardo dalla vera domanda che ci dobbiamo fare: "riesco ad aspettare fino all'arrivo di Tre, per poter avere la massima scelta?".
Ascanio Colonna per Portel.