Fino a oggi non mi sono preoccupato tanto delle questioni relative alla privacy online, almeno per quello che riguarda la sfera prettamente personale (non mi riferisco a dati sensibili finanziari ).
Navigando mi sono imbattuto su questo sito
(http://masterplanthemovie.com/ [1]) che attraverso un video "Master Plan" abilmente montato mostra, secondo gli autori, Ozan Halici e Jürgen Mayer, dell'università di Ulm (Germania), il grande impatto del potere di Google sulla privacy degli utenti.
Vi consiglio di vedere il video in questione (disponile anche su Youtube qui: http://www.youtube.com/watch?v=9zKXCQpUnMg [2]), sicuramente fa riflettere su quale potere il motorone acquista ogni giorno, grazie alla mole di informazioni personali che raccoglie e che può abilmente incrociare.
Continuando a navigare nel mare di Internet, l'occhio cade su un post nel Blog di Google, il titolo del Blog "Personally speaking" (questo:
http://googleblog.blogspot.com/2007/02/personally-speaking.html [3]) a cura di Sep Kamvar e Marissa Mayer, rispettivamente capo ingegnere della personalizzazione e vice presidente dell'area Search & User Experience.
Dopo aver attentamente letto l'oggetto del post che ci racconta degli sforzi di Google nel migliorare il risultato della qualità di ricerca su Internet, dovuto al numero di risorse indicizzate costantemente in aumento, qualche dubbio iniziava a frullare nella mia testa. Il video dei due dottorandi inquadra benissimo il problema, e forse non è proprio utopia pronosticare il futuro dei prossimi 5 anni nella direzione indicata dagli autori.
Se vediamo da vicino il funzionamento alla base di "Personally speaking", ci rendiamo conto che è un primo passo serio (anzi il terzo) verso quello che ci raccontano Ozan Halici e Jürgen Mayer: loro vedono i servizi e i dati raccolti da Google come un "Master Plan".
Tornando all'annuncio dell'ottimizzazione dei risultati grazie ai due servizi di personalizzazione, che definiscono univocamente le nostre preferenze, Google è in grado di incrociare e analizzare i valori scelti nella homepage personalizzata di Google insieme ai dati delle ricerche quotidiane fatte con il motore. Risultato: una ulteriore qualità di risposta, in quanto "solo chi cerca sa cosa cerca", e, alla fine, chi meglio di noi sa cosa cerchi? Potremmo obiettare con una battuta che forse Google lo sa meglio di tutti, anche di noi stessi.
Ad esempio, viene riportato un caso pratico utile a capire meglio, ovvero come la risposta alle ricerche cambi nel caso che sia un utente piuttosto che un altro a farle, magari entrambi seduti e loggati sullo stesso computer. Sep ad esempio, sostenitore dei Miami Dolphins se cerca la parola "Dolphins" otterrà una serie di risposte dedicate alla sua squadra del cuore, mentre un collega biologa, per la stessa ricerca otterrà informazioni scientifiche.
In sostanza quello che Sep ci sta insegnando è che Google è in grado di sfruttare gusti preferenze, ricerche, abitudini di navigazione per aumentare il tasso di risposta. Ma l'altra faccia della medaglia è che il "Master Plan" non sia solo una chimera, ma potrebbe essere facilmente realizzato, sia per le tecnologie a disposizione sia soprattutto per i dati personali nella mani del motore.
«Hai mai fatto un sogno tanto realistico da sembrarti vero? E se da un sogno così non ti dovessi più svegliare? Come potresti distinguere il mondo dei sogni da quello della realtà?» da Morpheus nel film "Matrix", ma se ci svegliassimo nel Master Plan e non fosse solo un bel film dei fratelli Andy e Larry Wachowsky?
Christian Grassi
