Inserito da: Redazione, Mer, 06/12/2006 - 23:00
Nel 2001 Infostrada lanciò un’aggressiva campagna pubblicitaria per convincere gli utenti Telecom ad abbandonare l’ex monopolista, la promessa di non dover pagare più l’inviso canone attirò oltre
130.000 consumatori, che sottoscrissero l’abbonamento “
Solo Infostrada”. Oggi, a
cinque anni di distanza, una sentenza del giudice
Stefania Tassone del Tribunale
di Torino, adito dal Movimento Consumatori con una azione collettiva,
riconosce l’illegittimità del comportamento della compagnia.
La promessa, infatti, di procedere al distacco dalla rete Telecom è stata mantenuta solo per 690 fortunatissimi utenti, appena lo 0,5% del totale dei contratti, quindi, sarebbe stato rispettato, mentre gli altri hanno continuato a pagare regolarmente il canone alla compagnia rivale.
La sentenza
condanna Wind, cha ha ereditato il pesante fardello giudiziario, ad attivare il servizio di accesso diretto nel c.d. ultimo miglio entro il 25 gennaio 2007. Entro la medesima data, inoltre, la società dovrà inviare una lettera ai propri clienti nella quale, riconoscendo esplicitamente l’inadempimento contrattuale, li informi del loro diritto al rimborso dei canoni in questione.
Purtroppo la sentenza, data la natura del tipo di azione collettiva intrapresa dal
Movimento Consumatori, oggi disciplinata dal Codice del Commercio, non poteva imporre direttamente il rimborso ai clienti ingannati. Per attivare la procedura, dunque, sarà necessario, qualora Wind non si mostri collaborativa, attivare i normali canali conciliativi o giudiziari per ottenere il rimborso di quei canoni di cui si possa dimostrare l’avvenuto pagamento.
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informazione promozionale
Ad oggi la compagnia ancora non ha rilasciato alcuna dichiarazione ufficiale in merito alla sentenza di Torino, eppure sembra altamente probabile, anche in considerazione delle cifre stimare per i rimborsi che
si aggirano tra i 50 e gli 80 milioni di euro, un ricorso in appello da parte di Wind.
Il Movimento Consumatori con una nota ha espresso la piena soddisfazione dei propri dirigenti, cogliendo l’occasione per ribadire l’esigenza di “
moderni ed efficienti strumenti di giustizia collettiva ai fini di impedire ulteriori danni e vessazioni per i consumatori”, definendo ulteriormente, qualora ce ne fosse stato bisogno, la posizione dell’associazione in merito al dibattito in atto sull’opportunità di introdurre la class action nel nostro ordinamento.
/R68