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Assoprovider, inserendosi nel caldo clima pre-elettorale, lancia il suo atto d'accusa contro il Governo uscente, ecco le ragioni dell'associazione.
Innanzitutto Assoprovider rivendica il proprio ruolo di pungolo dell'azione politica ricoperto durante il corso dell'attuale legislatura, ponendosi come stimolo costante dello staff del Ministro delle Comunicazioni affinché venissero finalmente messe in atto alcune autentiche liberalizzazioni in grado di rimuovere le caste, le oligarchie ed i privilegi che popolano il settore delle telecomunicazioni e di liberare finalmente tutto il potenziale dei nuovi piccoli imprenditori del settore.
"Ma nonostante le promesse — come si legge nella lettera aperta a firme dell'Associazione — i risultati sono stati deludenti ed è per questo che ci auguriamo che il prossimo governo, almeno sappia ridurre il numero dei Ministri e riporti le funzioni del Ministro delle Comunicazioni (come originariamente previsto dalla riforma Bassanini) entro quelle del Ministro dello Sviluppo Economico".
Gli atti d'accusa, dunque, si concentrano su 4 punti fondamentali individuati come le maggiori criticità cui non si è saputo trovar rimedia nel corso dei due anni trascorsi.
1) L'assenza di direttive chiare e precise sulle modalità con le quali le PA locali avrebbero dovuto operare se volevano adoperarsi per una riduzione del digital divide sul loro territorio, con il risultato che molte PA hanno finanziato iniziative nel settore delle TLC che hanno e/o stanno gravemente danneggiando il mercato delle TLC alterando indebitamente la concorrenza tra i vari operatori.
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2) La mancata abolizione del patentino installatori (D.M.314), una norma definita anacronistica che renderebbe illegittime tutte le installazioni di ADSL in Italia, e che unica al mondo prevede un meccanismo dove la competenza si acquisisce per osmosi, in pratica il patentino non si ottiene in base al possesso di titoli professionali, ma tramite prossimità con altri patentati, "una norma che puzza di casta lontano mille miglia".