Di notte... la Rai

Inserito da: Redazione, Mer, 17/07/2002 - 23:00
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Ultimamente si fa un gran parlare di come dovrebbe essere la "nuova Rai".

La Rai di Baldassarre. La Rai del centro-destra. La Rai delle Regioni. La Rai dei nuovi storici. La Rai di Berlusconi. La Rai dei privati. La Rai dei Sindacati.
La Rai che non sarà di Biagi, né di Santoro.

Al di la' di queste dozzinali (non) attribuzioni e di qualsiasi speculazione su chi sarà l'effettivo "chief" tra gli uffici di viale Mazzini, rimane chiaro e scontato (...altrettanto dozzinale) che la Rai è un bene di tutti.

Per questo motivo, non ancora del tutto sicuro di aver preso la giusta decisione, dedico l'ultimo editoriale prima delle vacanze ad un argomento tanto complesso, quanto (forse) noioso, quale è  "il futuro della nostra TV pubblica".

Non solo. Se Portel è il portale della telefonia, ma anche il portale delle telecomunicazioni, mi è sembrato doveroso spendere qualche parola sull'ente che assieme alla storica SIP (ora Telecom Italia) rappresenta in Italia la telecomunicazione per eccellenza.

Tele-comunicazione

Inserire la Rai, e la Televisione in generale, nell'ambito della Tele-COMUNICAZIONE potrebbe essere considerato un errore imperdonabile dalla maggior parte dei linguisti e degli esperti di comunicazione.
Contrariamente a quanto avviene nel parlato quotidiano, in cui l'INFORMAZIONE (es: il Telegiornale) si trova ad un livello più nobile di quello della COMUNICAZIONE (es: due persone che discutono al telefono su Trapattoni e Totti), nel mondo scientifico si è portati considerare la comunicazione come qualcosa di più evoluto, poiché essa implica un processo fatto di interazioni, di scambi di significati e di segni, di volontarietà e negoziazione tra emittente e ricevente.
L'informazione, invece, può anche essere non intenzionale: uno starnuto può rappresentare un'informazione, segno (il cui significato viene ricavato dal ricevente senza alcuna negoziazione) dello stato di cattiva salute dell'emittente (anche se non tutte le scuole di pensiero sono d'accordo su questo; prima tra tutte la storica scuola di Palo Alto).

Tutto ciò per dire, in estrema sintesi, che la Televisione è un mass-medium, e quindi non può essere interattiva, nè comunicativa.

Eppure, soprattutto nell'era di Internet e del World Wide Web, la Televisione può e deve essere uno strumento comunicativo, e la Rai può e deve essere un ente comunicativo e interattivo.

Interazione

Questo processo di trasformazione in seno alla TV pubblica è inevitabile. E' "storico" prima ancora di essere divenuto. Ed è, in parte, già in atto.
Si pensi che il Web, considerato il primo vero mezzo d'informazione interattivo, ha profonde radici proprio nella Tv, ovvero negli antenati di quello strumento che noi tutti oggi conosciamo come Televideo, ma che inizialmente si chiamava Videotext o Minitel, a seconda dei contesti, della tecnologia o del paese di appartenenza.
Inoltre la TV è sempre più interattiva grazie alla crescente penetrazione della Tv satellitare e digitale.
Accelerare questo processo di trasformazione è a mio parere il primo, ma non l'unico, traguardo da raggiungere.

Comunicazione

Il secondo traguardo è fare della Rai uno strumento in grado di divulgare vera "informazione" (nel senso che si dà a questa parola nel parlato quotidiano), di portare nelle case la Cultura, e, quindi, di "Comunicare" (nel senso più nobile del termine, che va oltre qualsiasi significato scientifico o popolare).
Altrimenti la sola interazione produrrebbe semplicemente una nuova categoria di TV-spazzatura: la TV-chat, senza nulla togliere con questo neologismo ad uno degli strumenti più utilizzati e divertenti di Internet.

Alla luce di questo (...mio personalissimo...) pensiero mi appaiono ridicole le polemiche tipiche del mondo politico italiano sullo "riscrivere la storia" da una parte o sulla possibilità di "regionalizzare" la Rai dall'altra.
Il futuro della Tv statale non può essere rilegato in queste, ancora una volta dozzinali, scaramucce ricche di politichese e povere di contenuto.

Di notte... la Rai

Nella rubrica "Lettere a io Donna" (Corriere della Sera) dello scorso 6 luglio, una lettrice - Brunella di Salerno - scrive a Dacia Maraini: "Ho 25 anni. L'insonnia, che mi porta a seguire la televisione notturna, mi ha fatto imbattere in visioni che invece di cullare scuotono, interrogano, commuovono. La Rai ha forse voluto premiare i più insonni [...]".
Brunella parla di Vuoti di Memoria, un programma in onda su Raiuno ogni mercoledì "a orari sempre più profondi". Il titolo che la Redazione di io Donna ha dato a questa lettera è stato "La televisione intelligente esiste. Basta soffrire d'insonnia".

Anch'io, che più che insonne sono semplicemente notturno, guardo spesso la televisione di notte, e quasi sempre la Rai.
Quando posso non perdo una puntata di Mediamente, così come guardo spesso le altre trasmissioni (e i documentari) di Rai Educational. Guardo talvolta Sottovoce e in qualche occasione anche le lezioni di Rai Nettuno!
Purtroppo non ho il satellite, e tutto questo è a disposizione quasi esclusivamente del solo pubblico insonne.

Questa è la "mia Rai", quella che vorrei...di giorno.
Non tutti, probabilmente pochi, saranno d'accordo con me.

Ma una cosa è certa.
I contenuti, caro professore, ci sono già. Non c'è bisogno di reinventare nulla!
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