La Storia del Computer: il suo passato, la sua poesia
Inserito da: Redazione, Mar, 16/01/2001 - 23:00
Come ci siamo sentiti "sgarzelli" in Redazione, noi della generazione Microsoft, cresciuti con Windows 3.x. Come ci siamo sentiti sbarbati noi, la cui memoria, volendo proprio fare uno sforzo, si ferma non oltre il Commodore VIC20 e ai primi tentativi di programmazione in Basic... quando abbiamo letto la descrizione di questo affascinante "armadio"!
Enrico Spelta ci racconta che questo elaboratore...
[...] sul fondo conteneva 3.000 valvole alloggiate in cestelli estraibili, più tutte le unità di calcolo del sistema. Sul lato destro, nella vetrina, era alloggiata l'unità dischi.
La prima unità a dischi in assoluto.
Lo sportello frontale alloggiava il pannello di controllo del sistema.
Sul fianco destro l'immensa consolle, con decine di luci spia, pulsanti e manopole ruotanti, che hanno poi ispirato tanti film di fantascienza.
Sulla consolle la macchina per scrivere e la tastiera, che rappresentavano il terminale di comando (i videoterminali dovevano ancora nascere).
A fianco della console un altro piccolo pannello a spine.
Sul lato sinistro il lettore di schede perforate e la stampante.
Anche qui un pannello di controllo.
Per impostare un lavoro occorreva montare 3 diversi pannelli a spine ed in più bisognava caricare un programma a schede perforate.
Dietro al sistema un enorme compressore che forniva l'aria necessaria al movimento della testina dell'unità disco.
La testina del disco (una sola) doveva infatti spostarsi dal primo all'ultimo disco con una escursione di un buon metro e una volta raggiunto il disco giusto, penetrare sulla pista in cui leggere o scrivere i dati.
Mi pare che il tempo medio d'accesso fosse di 75 millisecondi. Io mi incantavo davanti a quel prodigio!
L'unità conteneva 50 dischi del diametro di un metro, per una capacità totale di 5Mb, più che sufficienti per avere a disposizione tutte le anagrafiche dei clienti e il listino articoli.
Un sogno, rispetto al metodo tradizionale di preparazione delle schede!
RAMAC voleva infatti dire: Random- Access Method of Accounting and Controll (Metodo di elaborazione e controllo ad accesso casuale).
Una volta per settimana il tecnico doveva aprire e revisionare l'intera unità disco e sostituire qualche cestello di valvole [...]
Scopriamo così che siamo davanti alla descrizione di un precursore! L'unità dischi ad accesso casuale contro l'uso (ai tempi incontrastato) delle unità a nastro.
Un'innovazione che forse non può neanche essere paragonata al passaggio del testimone tra LP e CD, dato che molti esperti ritengono, probabilmente a ragione, che il suono di quest'ultimo è troppo freddo per poter apprezzare la tromba di Louis Amstrong.
Le interminabili sequenze di 0 e 1, tanto amate dai nostri PC probabilmente non si addicono alla musica e da qui nasce la nostalgia.
Per quanto riguarda quei vecchi elaboratori, invece, la nostalgia è solamente nei confronti di quell'atmosfera di "pioneristico" che si respirava. L'evoluzione, da allora fino ad oggi, è stata enorme, indubbia e... "senza perdite".
Ma è così breve la storia del computer? Se andiamo a fondo, scopriamo che dobbiamo tornare indietro fino al 1600...
Enrico Spelta ci racconta che questo elaboratore...
[...] sul fondo conteneva 3.000 valvole alloggiate in cestelli estraibili, più tutte le unità di calcolo del sistema. Sul lato destro, nella vetrina, era alloggiata l'unità dischi. La prima unità a dischi in assoluto.
Lo sportello frontale alloggiava il pannello di controllo del sistema.
Sul fianco destro l'immensa consolle, con decine di luci spia, pulsanti e manopole ruotanti, che hanno poi ispirato tanti film di fantascienza.
Sulla consolle la macchina per scrivere e la tastiera, che rappresentavano il terminale di comando (i videoterminali dovevano ancora nascere).
A fianco della console un altro piccolo pannello a spine.
Sul lato sinistro il lettore di schede perforate e la stampante.
Anche qui un pannello di controllo.
Per impostare un lavoro occorreva montare 3 diversi pannelli a spine ed in più bisognava caricare un programma a schede perforate.
Dietro al sistema un enorme compressore che forniva l'aria necessaria al movimento della testina dell'unità disco.
La testina del disco (una sola) doveva infatti spostarsi dal primo all'ultimo disco con una escursione di un buon metro e una volta raggiunto il disco giusto, penetrare sulla pista in cui leggere o scrivere i dati.
Mi pare che il tempo medio d'accesso fosse di 75 millisecondi. Io mi incantavo davanti a quel prodigio!
L'unità conteneva 50 dischi del diametro di un metro, per una capacità totale di 5Mb, più che sufficienti per avere a disposizione tutte le anagrafiche dei clienti e il listino articoli.
Un sogno, rispetto al metodo tradizionale di preparazione delle schede!
RAMAC voleva infatti dire: Random- Access Method of Accounting and Controll (Metodo di elaborazione e controllo ad accesso casuale).
Una volta per settimana il tecnico doveva aprire e revisionare l'intera unità disco e sostituire qualche cestello di valvole [...]
Scopriamo così che siamo davanti alla descrizione di un precursore! L'unità dischi ad accesso casuale contro l'uso (ai tempi incontrastato) delle unità a nastro.
Un'innovazione che forse non può neanche essere paragonata al passaggio del testimone tra LP e CD, dato che molti esperti ritengono, probabilmente a ragione, che il suono di quest'ultimo è troppo freddo per poter apprezzare la tromba di Louis Amstrong.
Le interminabili sequenze di 0 e 1, tanto amate dai nostri PC probabilmente non si addicono alla musica e da qui nasce la nostalgia.
Per quanto riguarda quei vecchi elaboratori, invece, la nostalgia è solamente nei confronti di quell'atmosfera di "pioneristico" che si respirava. L'evoluzione, da allora fino ad oggi, è stata enorme, indubbia e... "senza perdite".
Ma è così breve la storia del computer? Se andiamo a fondo, scopriamo che dobbiamo tornare indietro fino al 1600...
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Pubblicato in A Ruota Libera